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Bando
pronunciato
da
Don
Francisco
Arias
Rejón
Chiesa
Parroccialle
di
Santa
Maria
Maggiore
12
Marzo
del
1.988
Ai
miei
cari
compaesani
ed
a
tutti
gli
amici
:
Seguendo
la
tradizione,
un
anno
dopo
siamo
qui
a
commemorare
i
Sacri
Misteri
della
Passione
e
Morte
di
Nostro
Signore
Gesù
Cristo,
con
tutto
il
fervore
e
rispetto
che
il
nostro
paese
sente,
e
sa
imprimere
a
tutte
le
sue
manifestazioni
religiose
ed
in
particolare
alla
Settimana
Santa
,
ricordando
la
Passione
e
Morte
del
nostro
Redentore.
Stiamo
facendo
così
un
Atto
di
Fede
in
ciò
che
è
principio
e
fondamento
delle
nostre
credenze:
Proclamiamo,
grati,
la
nostra
Redenzione
per
il
Sangue
di
Gesù,
e
manifestiamo
in
forma
sincera,
pia,
riverente
ed
esterna
che
niente
ha
di
folkloristico
la
nostra
gratitudine
al
Signore.
Tutte
e
ciascuna
delle
Confraternite,
o
per
meglio
dire
Fratellanze
per
il
particolare
significato
di
fraternità
che
questo
termine
include;
tutte
le
Fratellanze,
ripeto,
del
nostro
Paese
unite
con
sentimenti
di
vera
fratellanza
che
non
escludono
l'affanno
di
superarsi
nell'esaltazione
ed
onore
dei
rispettivi
Patroni,
dentro
il
più
squisito,
nobile
e
generoso
comportamento,
mi
hanno
confidato
il
rispettabile
incarico
di
essere
il
Banditore
della
nostra
Settimana
Santa,
incarico
che
ho
accettato
compiaciuto,
non
già
per
l'onore
e
la
dignità
che
rappresenta,
bensì
per
il
più
alto
onore
che
mi
è
conferito,
di
essere
io,
il
più
umile
dei
nostri
concittadini
e
povero
peccatore,
niente
meno
che
portavoce
e
Banditore
di
quello
che
rappresenta
la
Settimana
Santa
e,
conseguentemente,
le
conseguenze
che
deviano
per
tutti
noi,
come
cristiani
e
cattolici.
Prima
di
continuare,
desidero
rendere
pubblica
la
mia
gratitudine
e
quella
di
tutte
le
Fratellanze
,
patrocinatrici
dei
Gruppi:
Il
Discorso
Dell'Orto,
Nostro
Padre
Gesù
Nazareno,
Gesù
Di
Le
Tre
Cadute,
Cristo
Crocifisso,
la
Vergine
Delle
Angosce,
il
Santo
Sepolcro
,
l'
apostolo
san
Giovanni,
la
Vergine
Dei
Dolori
e
la
Croce
Del
Sacro
Sudario,
come
ugualmente,
quello
di
tutti
i
qui
presenti
il
cui
unanime
sentire
credo
interpretare,
al
nostro
amato
Parroco,
Don
Manuel
che,
come
l'anno
scorso
si
è
degnato
autorizzare
la
celebrazione
dell'atto
che
ci
unisce,
in
questo
Sacro
posto,
cosciente
del
senso
cristiano
che
l'incoraggia,
e
sicuro
del
rispetto
e
considerazione
di
questo
nobile
paese
nei
suoi
comportamenti.
Perché,
certamente,
il
motivo
che
qui
ci
unisce
nulla
ha
di
folkloristico
e
neppure
culturale:
è
semplicemente
l'amore
che
ci
muove;
amore
per
le
nostre
tradizioni
che
la
profonda
fede
dei
nostri
maggiori
ci
trasmisero;
l'illusione
di
commemorare
la
Passione
del
Signore.
con
la
più
profonda
emozione
e
rispetto,
ed
il
desiderio
di
prepararci,
come
previsto,
disponendo
il
nostro
spirito
alla
meditazione
del
Gran
Mistero
della
nostra
Redenzione.
E
quale
posto
migliore
posto
se
non
questa
bella
Chiesa,
nella
quale
entriamo
a
fare
parte
della
Comunità
Cristiana
alla
cui
ombra
viviamo
e
ci
lasciamo
da
essa
proteggere
sino
alla
morte?
Inauguravamo,
l'anno
scorso,
questa
preziosa
abitudine
del
Bando
che
ogni
giorno,
continua
ad
avere
maggiore
auge,
Bando
della
nostra
Settimana
Santa
che
tanto
brillantemente
iniziò
il
caro
compaesano
e
fraterno
amico
Antonio
Pérez
Morali.
Perdurano
nel
nostro
ricordo
le
belle
immagini
che
tanto
espressivamente
ci
fece
contemplare.
Così
con
le
sue
calde
parole
semplici
e
piene
di
poesia
vibrarono
in
noi,
rimpiangendo
con
nostalgia
ed
emozione
le
abitudini
e
tradizioni,
la
bellezza
delle
sue
donne,
le
sue
strade,
piazze
ed
angoli,
evidenziano
la
religiosità
del
nostro
paese,
la
sua
nobiltà,
forza
e
l'orgoglio
dei
figli
di
questa
terra;
orgoglio
che
niente
ha
di
vanità
o
arroganza,
perché
nasce
come
espressione
da
un
nobile
sentimento
per
la
Compiacenza
di
avere
visto
qui
la
nostra
luce
.
A
questo
rispetto,
mi
vengono
alla
memoria
due
aneddoti
che
si
riferiscono
a
quell'orgoglio,
e
che
ogni
abitante
di
Padul,
sente,
dove
e
ovunque
si
trovi,
e
il
compiacimento
provato,
insieme
al
veemente
desiderio
di
proclamarlo.
Tutti
ricorderete,
senza
dubbio,
la
notte
del
31
di
dicembre
dell'anno
84
a
85
dove
quale
la
Televisione
Spagnola
ritrasmetteva
a
tutta
la
Spagna,
dalla
Porta
del
Sole
di
Madrid,
il
momento
dei
rintocchi
dell'orologio
con
i
motivi
dell'Anno
Nuovo.
Come
sempre,
un'immensa
moltitudine
di
madrileni
e
gente
di
tutta
la
Spagna
affollava
la
piazza
e,
tra
essi
qualche
abitante
di
Padul,
permettetemi
il
nazionalismo
che
esprimo,
orgoglioso
di
esserlo,
con
struggente
opportunità,
alzò
il
più
grande
e
bello
striscione
che,
tra
tutti
emergeva,
e
nel
quale
poteva
leggersi
scritto
in
grandi
lettere:
Evviva
Padul!,
evviva
che
vi
riempirebbe
di
godimento
il
cuore
a
tutti
quelli
che
lo
contemplaste
come
mi
è
successo,
godimento
puerile,
se
volete,
ma
pieno
di
orgoglio
nei
confronti
di
quel
cittadino
di
Padul
sconosciuto,
dato
che
non
ho
potuto
riconoscerlo
per
congratularmi,
fiero
di
essere
suo
concittadino.
Di
maggiore
trascendenza
e
molto
più
significativa
è
questo
altro
aneddoto,
simbolo
dell'idiosincrasia,
del
temperamento
passionale
dei
nostri
concittadini
per
il
loro
paese
e,
in
questo
caso
concreto,
dell'acutezza
straordinaria
del
protagonista
della
stessa,
usando
un
abile
sotterfugio
per
ottenere
il
suo
proposito:
accadde
il
fatto,
realmente
accaduto,
nella
città
tedesca
di
Bonn
a
seguito
della
visita
del
Re
della
Spagna
Don
Juan
Carlos
nella
sua
qualità
di
Capo
dello
Stato
Spagnolo.
Camminava
il
Re
circondato
dalle
guardie
del
corpo,
sotto
la
ferrea
vigilanza
delle
Forze
di
Sicurezza
che,
con
la
rigidità
che
li
caratterizza,
ostacolavano
a
che
qualcuno
si
avvicinasse
al
Re
cercando
di
stringergli
la
mano.
Le
grida
:
Viva
Spagna!
si
succedevano
senza
cessare
ed
ad
essi
,il
Re
salutava
con
emozione
trasparente
dal
suo
viso,
ma
senza
allontanarsi
dall'itinerario
previsto
dal
protocollo,
benché
certamente
desideroso
di
avvicinarsi
a
quelli
che
l'acclamavano.
E'
con
me
il
nostro
sveglio
concittadino
,
di
Padul
al
cento
per
cento,
sentimento
che
si
evidenzia
quando
vivi
lontano
dalla
Patria,
ricordando
quelle
parole
di
A
Mio
La
Legione!,
in
un
certo
film
spagnolo,
che
,
con
assoluta
rapidità
di
riflessi
ed
una
straordinaria
acutezza
,
estrapolò
la
stessa,
e,
sicuro
che
fornirebbero
il
suo
effetto,
quando
il
Re
passava
vicino
a
lui,
gridò
con
tutte
le
sue
forze:
Evviva
Padul!
Le
guardie
del
corpo
rimasero
stupite
contemplando
come,
il
Re,
rompendo
con
il
protocollo,
si
avvicinò
al
protagonista
di
questa
storia
e
lo
congratulò
stringendogli
la
mano.
Forse,
in
quel
momento,
il
Re
ricordò
la
sua
visita
al
nostro
Paese,
allora
Principe
di
Spagna,
e
magari,
anche,
quelle
memorabili
briciole
che
un
simpatico
Governatore
gli
offrì.
Quel
Governatore
non
era
un
altro
che
il
sindaco
di
allora,,Don
Juan
VILLENA,
ricordato
come
"JUANICO
VILLENA",
e
chi
come
noi
che
fummo
ammiratori
ed
anche
per
i
detrattori,
Egli
fa
già
parte
del
patrimonio
di
Padul
.
Il
protagonista
di
questo
aneddoto,
del
quale
esiste
documentazione,
fu
il
nostro
compaesano
Antonio
Cabello
Santiago,
Antonio
Il
Cáncana,
residente
ancora
in
Germania,
al
che,
da
qui,
rendo
ammirazione
per
la
sua
acutezza,
ei
sincera
gratitudine,
per
quanto
il
suo
gesto
fece
possibile
che
al
pronunciamento
del
nome
di
Padul,
niente
meno
che
il
Re
della
Spagna
che
certamente
ama
io
suo
paese,
ma
per
il
che,
davanti
a
quel
gesto
di
quel
solo
abitante
di
Padul
si
realizzasse
quel
gesto
che
riempì
di
orgoglio
ed
emozione
tutti
noi,
specialmente
quando
conobbi
quella
persona
che
assistette
personalmente
all'evento.
PADUL
è
un
paese
orgoglioso
della
sua
stirpe,
ma
anche
un
paese
agguerrito
e
coraggioso,
nel
quale
il
sentimento
patriottico
è
uno
delle
sue
essenziali
caratteristiche,
così
ce
lo
conferma
la
storia:
Era
il
21
agosto
dell'anno
1569
quando,
incoraggiati
per
i
suoi
iniziali
trionfi,
durante
la
Ribellione
delle
Alpujarras,
i
marescialli
della
valle
di
Lecrín,
in
numero
di
2000,
si
posero
a
Padul,
data
la
sua
posizione
strategica
importante,
impegnandosi
a
combattere
contro
le
scarse
forze
acquartierate
tra
la
gente,
sotto
il
comando
dell'Anticipato
Juan
CHACON;
a
lui
si
unì
Don
Martín
Pérez
de
Aróstegui
che,
seguito
da
tutti
gli
abitanti
del
paese,
difenedendo
eroicamente
la
Forza
che
oggi
conosciamo
come
La
Casa
Grande,
che
costituì
un
aiuto
per
la
fanteria
e
per
la
cavalleria
e
che
obbligarono
i
nemici
a
ritirarsi
dietro
de
Lo
Sgorgare,
lasciando
al
paese
completamente
a
pezzi.
In
quella
battaglia
si
accreditò
davanti
alla
Spagna
intera
i
discendente
di
quelli
che
avevano
sacrificato
le
loro
vite
per
difendere
la
libertà
e
le
sue
case
a
SAGUNTO
e
in
NUMANCIA,
e,
sprezzanti
della
morte
per
ottenere
la
sua
indipendenza,
erano
in
al
guisa
,
anche,
per
confessare
la
Fede
di
Cristo
ed
l'amore
per
Patria.
In
occasione
della
battaglia
per
soffocare
la
Ribellione
delle
Alpujarras,
Don
Juan
d'Austria
pernottò
tra
la
gente,
alloggiandosi
nella
Forza
chiamata
Sposa
Grande,
conoscitore
dell'eroicità
di
Don
Martín
Pérez
de
Aróstegui
gli
concesse
onori
e
premi
e
tra
essi
quello
di
incorporare
al
suo
blasone
le
teste
di
Sette
mori
allusione
alle
tante
ribellioni
che
aveva
causato.
Oggi
si
può
vedere
detto
scudo
nel
frontespizio
che
incorona
l'avanzata
nobile
della
Castello
Forza.
E,
molto
devoto
come
era
di
San
Sebastiano
lo
nominò
Patrono
del
nostro
paese
per
la
sua
forza
e
slancio
nei
combattimenti
e
come
premio
alla
sua
collaborazione,
affinché,
lo
proteggessero
da
ogni
male
.
La
devozione
del
nostro
paese
per
il
suo
sacro
Patrono
si
è
mantenuta
viva
e
permanente,
da
allora,
accreditando
il
desiderio
di
lottare
per
la
Pace
e
la
Libertà,
come
anelito
costante,
e
così
lo
canta
nel
suo
inno
il
cui
musica
e
lettera
compose
l'altro
illustre
e
benemerito
figlio
di
questo
paese:
DON
DIEGO
MARTÍN:
SIAMO
SALDATI
DI
CRISTO
LOTTEREMO
PER
LA
PACE
E
TU
SARAI
IL
NOSTRO
CAPO
GLORIOSO
SAN
SEBASTIANO
È,
anche,
Padul
paese
di
affinata
fede
specialmente
ai
tempi
della
persecuzione
religiosa,
ormai
fortunatamente
cessata,
benché
disgraziatamente
si
continui
ad
offendere
alla
nostra
Religione
nei
suoi
simboli,
tanto
più
ingiuriosi
in
quanto
provenienti
dai
mezzi
di
diffusione
Pubblica
e
sociale.
Tali
offese
alla
nostra
Religione
ed
ai
suoi
simboli,
ci
dolgono
nel
profondo
della
nostra
anima,
si
ripetono
continuamente
ed
assiduamente,
alla
difesa
di
una
civiltà
e
di
una
cultura
piena
di
irrefrenabile
libertà
di
espressione.
Così,
recentemente,
in
un
paese
della
mariana
l'Andalusia
si
è
arrivata
a
fare
beffa,
pubblica,
del
Sacro
Sacrificio
della
Messa
con
dettagli
che,
preferisco
omettere,
per
non
ferire
la
vostra
sensibilità.
Questi
fatti,
sono
sicuro,
sono
inconcepibili
nel
nostro
paese
che
li
respinge
e
condanna
con
indignazione
ma
in
contrapposizione
offro
la
sincera
religiosità,
tipica
del
sentimento
cristiano
ed
profondo
rispetto
verso
i
Sacri
Simboli
della
nostra
Religione;
in
una
parola:
si
nomini
il
Paese
di
Dio,
ed
i
suoi
figli,
fedeli
devoti
della
Chiesa
di
Gesù
Cristo.
Devozione,
fervore
e
religiosità,
sono
patrimonio
di
questo
nostro
Paese
che
inizia
l'anno
onorando
al
suo
Sacro
Patrono
San
Sebastiano
commemorando
con
filiale
affetto
l'affettuosa
festività
della
Purificazione
della
Vergine
che
chiamiamo
La
Candelaria,
seguendo
con
speciale
fervore
il
gruppo
della
Sacra
Famiglia
per
le
nostre
strade.
Che
cosa
dire
del
rispetto
con
che
si
venera
e
rende
Culto
al
Sacro
Sacramento
il
giorno
del
Corpus
CHRISTI?
Non
emoziona,
in
realtà,
contemplare
così
come
quelli
dell'Adorazione
Notturna
che
fondarono
l'Illustre
Eminente
figlio
di
questo
Paese
Don
Andrés
Maldonado,
quella
Legione
di
uomini
buoni,
sapienti
e
probi
della
nostra
religiosità,
dopo
una
notte
di
offerte
e
preghiere
a
Gesù
Sacramentato
riuniti
da
tutto
il
Paese,
,
da
dove
si
contemplano
le
sue
valli
e
montagne
per,
in
quella
bella
Festa
chiamata
di
Le
Spighe,
ringraziare
al
Signore
per
la
sua
bontà
per
la
fecondità
dei
suoi
campi
e
raccolti
e,
soprattutto,
per
la
Fede
con
che
si
è
degnato
donato
alla
sua
gente?
Non
ci
avvilisce
quel
coraggio
e
salta
di
godimento
il
cuore
quando,
al
tramonto
tra
aromi
di
fiori
ed
incenso,
cantici
di
gloria
moltitudine
di
piccoli
coi
suoi
bianchi
paramenti
di
Prima
Comunione
si
contempla
l'
emozionante
quadro
dove
si
immagina
adorare
il
Paese
ed
il
suo
Dio
e
Creatore?
Ma,
di
questi
devozioni
sottolineo
quella
che
questo
cristiano
Paese
sente
per
la
sua
Settimana
Santa
,
la
cui
origine
non
mi
è
stato
possibile
determinare,
sebbene,
data
la
provata
religiosità
dei
suoi
abitanti,
si
presume
inizialse
alla
fine
del
secolo
XVI
come
Comunità
di
Famiglie.
Ma
ricordiamo
con
enfasi
l'indimenticato
parroco
Don
Adrián
López
Iriarte,
quando
acquisì
con
il
suo
splendore
il
gruppo
della
Veronica
vivente
e
le
Tre
Marie
così
anche
i
Soldati
Romani,
ed
aggiunse
nuove
Immagini,
tra
le
altre,
quella
del
Signore
Delle
Tre
Cadute,
di
grande
espressione
drammatica
e
piena
di
unzione
religiosa,
molto
originale
certamente,
benché
sia
tra
le
poche
immagini
che
descrivono
la
caduta
del
Signore
con
la
Croce.
In
questa
festività
torna
a
risplendere
la
luce
del
nostro
Paese
con
le
essenze
del
suo
amore
per
Gesù
Cristo,
e
mostra
la
sua
gratitudine
per
la
sua
Redenzione,
per
l'emozionante
Via
CRUCIS
che
esprime
attraverso
le
Immagini
in
processione,
rappresentative
di
quei
Misteri
la
cui
contemplazione
per
le
strade
e
piazze
produce
un'emozione
ineffabile
ed
incontenibile.
Chi
di
voi
non
si
sente
oppresso
vedendo
l'agonia
che
si
riflette
nell'aspetto
di
Gesù
nel
bel
Gruppo
del:
DISCORSO
NELL'ORTO
DE
GLI
OLIVI
La
sua
espressione
ci
parla
della
lotta
che,
in
quei
momenti,
dovette
liberare
lo
spirito
di
Gesù
contro
le
afflizioni
mortali
della
tristezza,
la
paura
e
l'abbattimento,
fino
agli
estremi
di
sudare
sangue,
fenomeno
questo
scientificamente
dimostrato
per
l'evoluzione
straordinarie
delle
relazioni
esistenti
tra
il
sistema
centrale
ed
il
cutaneo,
motivata
da
uno
stimolo
psichico
di
potenza,
la
quale
potè
essere
la
congiunzione
di
quelli
tre
sentimenti
simultanei,
tristezza
profonda,
terrore
irrefrenabile
ed
abbattimento
incommensurabile.
Ancora,
oggi,
si
conservano
nell'Orto
di
Getsemani
otto
annosi
olivi
che,
secondo
la
tradizione,
furono
testimoni
dell'agonia
del
Signore,
come
ugualmente
si
conserva
e
venera,
nella
Basilica
alzata
lì
stesso,
la
Roccia
dove,
secondo
quella
stessa
tradizione,
Gesù
si
inginocchiò
per
pregare.
Io
ho
avuto
e
goduto
l'immensa
fortuna
di
potere
toccare
e
baciare
entrambi.
Dopo
l'arresto
di
Gesù
è
portato
davanti
ad
Hanna
e
Caifa;
Egli
soffre
per
gli
sberleffi
degli
sbirri,
il
disprezzo
di
Erode
e,
finalmente
PONZIO
PILATO
ordina
la:
FLAGELLAZIONE
Impressiona,
in
questo
gruppo
scultorio,
il
sinistro
sguardo
dei
suoi
boia,
uno
di
essi
o,
di
gambe
brevi
e
figura
goffa;
l'altro
frustando
senza
pietà
il
dorso
di
Gesù
la
cui
dolce
Immagine,
legati
i
suoi
polsi
e
attaccato
alla
colonna,
-
della
quale
si
conservano
come
reliquia,
vari
pezzi
in
una
Cappella
del
Sacro
Sepolcro,
-
contrasta
con
quella
dei
suoi
torturatori,
ed
inonda
di
pena
e
la
nostra
dolore
anima
come
colpevoli
di
tanto
ingiusto
supplizio
imposto
a
Gesù
per
i
nostri
peccati.
Gesù,
caricatosi
la
Croce,
esce
verso
il
luogo
chiamato
Calvario,
che
si
dice
GOLGOTA
in
ebraico,
così
come
ci
narra
il
Vangelo,
e
dove
si
rappresenta
l'immagine
di:
NOSTRO
PADRE
GESÙ
NAZARENO
Uscì
Gesù
caricato
dal
pesante
fardello
impostogli
dai
LITROSTOTI,
nel
patio
interno
della
Forza
Antonia,
selciato
con
enormi
pietre
striate
affinché
i
cavalli
non
scivolassero.
In
questo
patio
fu
frustato
ed
incoronato
di
spine,
si
burlarono
di
Lui
e
con
una
canna
che
dopo
gli
misero
tra
le
sue
mani
simulando
un
scettro,
giocavano
chiamandolo
Re.
In
questo
stesso
patio,
tanto
nelle
pareti
come
nel
suolo,
possono
osservarsi,
incisioni
che
rappresentano
giochi
di
dadi,
col
che
i
soldati
romani
si
sorteggiarono
i
paramenti
delSignore,
così
come
ci
narra
il
Vangelo.
L'angoscia
e
la
stanchezza
del
camminare
per
le
strade
e
pendii
verso
il
Gólgota
si
riflettono
nell'aspetto
di
questa
preziosa
ed
impressionante
Immagine
di
Nostro
Padre
Gesù
Nazareno
che,
guardandoci,
come
guardò
le
Donne
di
Gerusalemme,
sembra
dirci:
NON
PIANGIETE
PER
MIO,
PIANGETE
PER
VOI
STESSI
E
PER
I
VOSTRI
PECCATI.
Carica,
sottomesso,
con
la
sua
Croce,
in
quello
che
è
aiutato
da
Simone
Cireeneo
quando,
sotto
il
peso
della
stessa
croce,
l'abbandonarono
già
le
sue
scarse
forze.
Felice,
Simone
di
Cirene
che
potè
godere
del
privilegio
di
aiutare
Gesù
elpesante
carico.
Arrivati
fino
a
qui,
permettete
una
piccola
nnotazione,
prendendo
come
base
questo
fatto
evangelico,
e
senza
ma
autorità
da
parte
mia
che
quella
di
essere
Fratello
maggiore
della
Confraternita
di
Nostro
Padre
Gesù
Nazareno,
carico
che
devo
all'affetto
dei
miei
Fratelli
confratelli
ed
al
privilegio
di
ostentare
il
suo
decanato
per
ragione
di
età,
permettete,
dico,
di
rivolgermi,
in
primo
luogo,
ai
nostri
Portatori,
iniziatori
di
questa
bella
abitudine,
ed
in
essi
agli
altri
giovani
portatori
ed
ugualmente
a
tanti
e
tanti
giovani
che
desiderano
realizzare
tale
commissione
nella
forma
fisica
che
espletano,
essi
si
affannano
con
impegno
ed
appassionata
rivalità
nell'onore
di
trasportare
le
sue
Immagini.
Sono
testimone
dell'entusiasmo
che
sentono
questi
portatori
per
l'onore
di
esserlo;
del
suo
ardente
affanno
per
portare
sul
suo
capo,
l'Immagine
di
Gesù,
sentendosi
volontari
cirenei,
e
dello
sforzo
fisico
al
che,
gioiosa
allegro
si
sottomette
durante
le
prove
della
processione
Io
chiedo
a
loro
che
uell'entusiasmo,
quell'onore
e
quello
sforzo
non
rimangano
solo
nel
giorno
dell'Uscita,
ma
si
proiettino
durante
tutte
la
vita,
a
guisa
che,
giorno
per
giorno,
si
sentano
veramente
fratelli;
mantengano
la
Fede
e
le
credenze
ereditate
dai
maggiori,
e
con
l'esempio,
stiano
dove
stiano,
proclamino
con
orgoglio
la
loro
condizione
di
portatori
di
Cristo,
in
una
parola,
che
per
la
sua
onestà,
rettitudine
ed
esemplare
condotta
bandiscano
e
dimostrino
che
sono
PADULEÑOSO.K.
(
cioè
abitanti
di
Padul
).
Infine,
voglio
rivolgermi
a
tutti
i
Fratelli
e
Confratelli
che
rivaleggiano
in
nobile
lite
per
il
maggiore
splendore
dei
rispettivi
Patroni,
-
e
pregarli
che
lo
sforzo
non
rimanga
limitato
a
quell'assolo
fine;
che
tutti
ci
sforziamo,
ogni
giorno,
in
essere
migliori
e
che
la
nostra
condotta
sia
sempre
esempio
edificante
per
i
nostri
concittadini.
Magari
arrivi
un
giorno
in
cui
tutte
le
nostre
Fratellanze,
formando
un
unico,
assumano
la
responsabilità
di
cooperare
in
tutte
quelle
opere
sociali,
meritevoli
di
tanto
aiuto.
Detto
questo,
riannodo
il
mio
anteriore
commento
girando
alla
nostra
Via
CRUCIS.
Verso
il
Calvario,
Gesù
cade,
fino
a
tre
volte,
scena
questa
che
ci
rappresenta
la
patetica
e
bella
Immagine
di:
SIGNORE
DELLE
TRE
CADUTE
Immagine
che,
come
dissi
anteriormente,
fu
finanziata
dal
caro
e
compianto
D.
Adrián;
immagine,
magari
di
scarso
valore
artistico,
ma
aureolata
di
una
dolce
e
bella
espressione
e
realmente
originale.
CRISTO
IN
CROCE
È,
senza
dubbio,
questa
Immagine
è
quella
di
maggiore
valore
artistico
di
tutta
la
nostra
arte
di
immagini
sacre
Immagine
che
ha
al
suo
carico
ed
è
patrocinata
dalla
Fratellanza
Del
Sacro
Cristo
Della
Croce
ai
cui
confratelli
esprimo
le
mie
congratulazioni
per
avere
apportato
tanto
onore
alla
venerata,
bella
ed
artistica
Immagine,
e
che,
logicamente,
si
sentiranno
orgogliosi
di
esserne
i
custodi.
Sono
sicuro,
anche
che
saranno
coscienti
che
a
tutti
noi
Cristo
è
fondamento
della
nostra
Fede;
Rassicura
del
Cielo
promesso
ed
è
l'unico
simbolo
della
Carità
a
che
ci
obbliga
la
nostra
condizione
di
redenti
e
salvati
per
quello
stesso
Cristo
Crocifisso.
LA
VERGINE
DELLE
ANGOSCE
Preziosa
Immagine
quella
di
questa
Vergine
delle
Angosce
che
rivela
con
sublime
espressione
tutto
il
dolore
di
una
Madre
per
suo
Amato
Figlio
morto.
Ella,
ai
piedi
della
Croce,
attesta
il
sacrificio
di
suo
Figlio
ed
ascolta
le
due
primi
parole
che
da
lì
pronuncia
Gesù,
istituendola
come
nostra
Madre:
Donna,
c'è
lì
a
tuo
figlio;
c'è
lì
a
tua
Madre.
Niente
è
nel
Vangelo
che
descriva
il
trasporto
del
Corpo
di
Gesù
al
Sepolcro.
La
tradizione
ci
dice
che,
una
volta
separati
i
chiodi
e
la
corona
di
spine,
lavato
il
Corpo
di
Gesù
e
dopo
averlo
adagiato
per
qualche
attimo
tra
le
braccia
di
sua
Madre,
fu
portato
fino
al
giardino
di
Giuseppe
d'Arimatea,,
e
posizionato
in
una
pietra,
vicino
al
Golgota,
da
dove,
unto
ed
avvolto
in
sudario,
fu
portato
ad
un
Sepolcro
nuovo,
scavato
nella
roccia,
proprietà,
di
Giuseppe
d'Arimatea.
Il
bel
gruppo
del:
SANTO
SEPOLCRO
Col
Corpo
di
Gesù
giacente,
in
impressionante
e
dolce
posizione,
ci
ricorda
questo
fatto
non
descritto
nei
Vangeli
ma
che,
senza
dubbio
si
realizzò,
presumibilmente,
tale
e
come
ce
lo
narra
la
tradizione.
La
gagliarda
e
giovanile
Immagine
di:
SAN
GIOVANNI
Il
Discepolo
amato
di
Gesù,
da
lui
considerato
come
figlio
di
María,
segue
la
non
meno
bella
e
delicata
Immagine
del:
VERGINE
DEI
DOLORI
Che
riflette
nel
suo
viso
l'amarezza
ed
il
dolore
per
le
sofferenze
e
morte
del
Figlio
Amato.
In
questa
sommaria
esposizione
della
nostra
Arte
di
immagini
sacre,
detta
Via
CRUCIS
ho
voluto
fare
in
grato
omaggio
a
tutte
ed
ognuna
delle
nostre
Fratellanze,
e
così
arriviamo
al
piede
del:
SACRA
CROCE
DEL
SANTO
SUDARIO
Effettuato
la
deposizione
del
Corpo
di
Gesù,
Giuseppe
d'Arimatea
ritornò
nuovamente
alla
spianata
del
patibolo
ed
essendo,
uomo
compassionevole
e
giusto,
per
la
seconda
volta
chiese
al
Centurione
affinché
facessero
discendere
i
corpi
dai
due
rapinatori
che
erano
stati
crocifissi
unanimemente
con
Gesù,
dato
che
si
avvicinava
la
festa
del
sabato,
giorno
solenne
per
gli
Ebrei.
Così,
dunque,
rimasero
solo
e
vuoti
le
Tre
Croci
esposte
al
sole
del
pomeriggio,
ma
con
in
mezzo
la
Croce
del
Signore.
Chi
non
si
sente
grato,
ad
esser
buon
cristiano,
contemplando
quello
santa
e
divina
Croce?
Il
nostro
amato
paese,
non
mi
stancherò
di
ripeterlo,
la
cui
fede
e
religiosità
si
sono
i
manifestate
attraverso
i
secoli,
ha
dimostrato
la
sua
gratitudine
al
Signore.
il
suo
Dio
in
maniera
costante
e
manifesta,
perché
un'altra
dimostrazione
ha
significato
il
rosario
di
Incroci
che,
situate
strategicamente
e
sempre
con
qualche
evidente
motivo,
circondano
il
suo
ambiente?
La
Croce
Della
Torre
di
vedetta
che,
dal
suo
alto
piedistallo,
sembra
abbracciarci
tutti.
La
Croce
Della
Sacra
Missione,
alzata
a
mezzo
pendio,
come
testimonianza
del
suo
ricordo
per
un
paese
che
medita
e
fa
penitenza.
La
Croce
Di
Sant'Elena
inchiodata
al
lato
ovest,
come
vegliando
le
ceneri
dei
nostri
defunti,
attualmente
coperta
a
metà
da
un
antiestetico
e
brutto
muro
alzato,
penso,
per
una
scusabile
ignoranza
che
per
intenzionata
malizia,
ed
al
cui
Croce,
anticamente,
accorrevano
le
ragazzine
in
ricerca
del
fidanzato.
Le
Due
Croci
che
si
alzano
davanti
alla
facciata
di
questa
Santa
Chiesa,
una
delle
quali
presenta
protuberanze
che
chiamavamo
burujones
e
che,
secondo
la
tradizione
pagana,
rappresentano
quelli
che
mangiano
la
carne
il
Venerdì
Santo,
o
quell'altra,
propria
della
superstizione
di
quelli
tempi
che
la
riferisce
coi
segni
che
lascia
il
vaiolo
e
forse
si
alzasse
in
supplica
a
Dio
affinché
cessasse
un'epidemia
di
tale
malattia
che
decimo
la
popolazione,
causando
molti
morti;
e
l'altra
Croce,
come
exvoto,
quando
cessò
detta
epidemia.
La
Sacra
Croce
Dell'Eremo,
eretta
di
fronte
alla
stessa
e
davanti
alla
quale
preghiamo
per
i
nostri
defunti
e
raccomandiamo
le
sue
anime
a
Dio.
E,
finalmente:
Il
Calvario
col
cui
nome
sono
conosciute,
Le
Tre
Croci:
che
si
trovano
nel
quartiere
di
Il
Pergolato,
sintesi
di
tanti
incroci
che
bandiscono
la
religiosità
di
un
paese.
Ad
esse
guardiamo
con
gratitudine
immensa
e
non
dimentichiamo
mai
il
significato.
E
finisco,
per
non
abusare
ma
della
vostra
gentile
attenzione,
ma
prima
permettetemi
di
chiarirvi
che
la
circostanza
di
risiedere
a
Granada,
benché
vincolato
alle
tradizioni
ed
abitudini
della
mia
terra
nativa,
-
come
dice
il
giornale
Ideale,
non
mi
ha
allontanato
da
questo
benedetto
angolo
che
visito
quale
figlio
grato
alla
sua
benedetta
madre,
e
quando
percorro
le
sue
strade,
il
ricordo
della
mia
infanzia
in
esse
compensa
abbondantemente
il
sentimento
della
mia
assenza
che
mi
priva
del
piacere
che
godete
quelli
che,
fortunatamente
qui
vivete.
Permettetemi,
anche,
che,
unendomi
alla
moltitudine
di
paduleños
sparsi
per
il
mondo
intero,
senza
l'opportuna
trovata
di
quello
sconosciuto
il
nostro
compaesano,
nella
Porta
del
Sole
di
Madrid;
e
non
la
meno
acuta
e
pungesse
stratagemma
di
quell'altro,
emigrante
in
Germania,
ma
condividendo
con
entrambi
l'appassionato
amore
per
questo
nostro
paese
tanto
caro:
e,
ovviamente,
col
ma
con
l'assoluto
rispetto
che
mi
merita
il
Sacro
Posto
in
cui
ci
troviamo,
con
emozione
incontenibile
e
sequestrato
di
orgoglio
per
l'onore
di
avere
visto
qui
la
luce
prima,
da
lui
ma
profondo
della
mia
anima,
aggreghi
a
quelli
due
Evviva
memorabili,
un
altro
mio
personale,
e
vi
offra
questa
trilogia
che
sintetizza,
tra
altre,
le
tre,
al
mio
giudizio,
ma
significative
caratteristiche
di
questo
nobile
Paese:
EVVIVA
PADUL,
PAESE
CORAGGIOSO
E
FEDELE!
EVVIVA
PADUL,
PAESE
CRISTIANO!
EVVIVA
PADUL,
PAESE
CATTOLICO!
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