Bando pronunciato da Don Francisco Arias Rejón
Chiesa Parroccialle di Santa Maria Maggiore
12 Marzo del 1.988

Ai miei cari compaesani ed a tutti gli amici :

Seguendo la tradizione, un anno dopo siamo qui a commemorare i Sacri Misteri della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo, con tutto il fervore e rispetto che il nostro paese sente, e sa imprimere a tutte le sue manifestazioni religiose ed in particolare alla Settimana Santa , ricordando la Passione e Morte del nostro Redentore. Stiamo facendo così un Atto di Fede in ciò che è principio e fondamento delle nostre credenze: Proclamiamo, grati, la nostra Redenzione per il Sangue di Gesù, e manifestiamo in forma sincera, pia, riverente ed esterna che niente ha di folkloristico la nostra gratitudine al Signore.

Tutte e ciascuna delle Confraternite, o per meglio dire Fratellanze per il particolare significato di fraternità che questo termine include; tutte le Fratellanze, ripeto, del nostro Paese unite con sentimenti di vera fratellanza che non escludono l'affanno di superarsi nell'esaltazione ed onore dei rispettivi Patroni, dentro il più squisito, nobile e generoso comportamento, mi hanno confidato il rispettabile incarico di essere il Banditore della nostra Settimana Santa, incarico che ho accettato compiaciuto, non già per l'onore e la dignità che rappresenta, bensì per il più alto onore che mi è conferito, di essere io, il più umile dei nostri concittadini e povero peccatore, niente meno che portavoce e Banditore di quello che rappresenta la Settimana Santa e, conseguentemente, le conseguenze che deviano per tutti noi, come cristiani e cattolici.
Prima di continuare, desidero rendere pubblica la mia gratitudine e quella di tutte le Fratellanze , patrocinatrici dei Gruppi: Il Discorso Dell'Orto, Nostro Padre Gesù Nazareno, Gesù Di Le Tre Cadute, Cristo Crocifisso, la Vergine Delle Angosce, il Santo Sepolcro , l' apostolo san Giovanni, la Vergine Dei Dolori e la Croce Del Sacro Sudario, come ugualmente, quello di tutti i qui presenti il cui unanime sentire credo interpretare, al nostro amato Parroco, Don Manuel che, come l'anno scorso si è degnato autorizzare la celebrazione dell'atto che ci unisce, in questo Sacro posto, cosciente del senso cristiano che l'incoraggia, e sicuro del rispetto e considerazione di questo nobile paese nei suoi comportamenti.
Perché, certamente, il motivo che qui ci unisce nulla ha di folkloristico e neppure culturale: è semplicemente l'amore che ci muove; amore per le nostre tradizioni che la profonda fede dei nostri maggiori ci trasmisero; l'illusione di commemorare la Passione del Signore. con la più profonda emozione e rispetto, ed il desiderio di prepararci, come previsto, disponendo il nostro spirito alla meditazione del Gran Mistero della nostra Redenzione.

E quale posto migliore posto se non questa bella Chiesa, nella quale entriamo a fare parte della Comunità Cristiana alla cui ombra viviamo e ci lasciamo da essa proteggere sino alla morte?

Inauguravamo, l'anno scorso, questa preziosa abitudine del Bando che ogni giorno, continua ad avere maggiore auge, Bando della nostra Settimana Santa che tanto brillantemente iniziò il caro compaesano e fraterno amico Antonio Pérez Morali.

Perdurano nel nostro ricordo le belle immagini che tanto espressivamente ci fece contemplare. Così con le sue calde parole semplici e piene di poesia vibrarono in noi, rimpiangendo con nostalgia ed emozione le abitudini e tradizioni, la bellezza delle sue donne, le sue strade, piazze ed angoli, evidenziano la religiosità del nostro paese, la sua nobiltà, forza e l'orgoglio dei figli di questa terra; orgoglio che niente ha di vanità o arroganza, perché nasce come espressione da un nobile sentimento per la Compiacenza di avere visto qui la nostra luce .

A questo rispetto, mi vengono alla memoria due aneddoti che si riferiscono a quell'orgoglio, e che ogni abitante di Padul, sente, dove e ovunque si trovi, e il compiacimento provato, insieme al veemente desiderio di proclamarlo.

Tutti ricorderete, senza dubbio, la notte del 31 di dicembre dell'anno 84 a 85 dove quale la Televisione Spagnola ritrasmetteva a tutta la Spagna, dalla Porta del Sole di Madrid, il momento dei rintocchi dell'orologio con i motivi dell'Anno Nuovo. Come sempre, un'immensa moltitudine di madrileni e gente di tutta la Spagna affollava la piazza e, tra essi qualche abitante di Padul, permettetemi il nazionalismo che esprimo, orgoglioso di esserlo, con struggente opportunità, alzò il più grande e bello striscione che, tra tutti emergeva, e nel quale poteva leggersi scritto in grandi lettere: Evviva Padul!, evviva che vi riempirebbe di godimento il cuore a tutti quelli che lo contemplaste come mi è successo, godimento puerile, se volete, ma pieno di orgoglio nei confronti di quel cittadino di Padul sconosciuto, dato che non ho potuto riconoscerlo per congratularmi, fiero di essere suo concittadino.

Di maggiore trascendenza e molto più significativa è questo altro aneddoto, simbolo dell'idiosincrasia, del temperamento passionale dei nostri concittadini per il loro paese e, in questo caso concreto, dell'acutezza straordinaria del protagonista della stessa, usando un abile sotterfugio per ottenere il suo proposito: accadde il fatto, realmente accaduto, nella città tedesca di Bonn a seguito della visita del Re della Spagna Don Juan Carlos nella sua qualità di Capo dello Stato Spagnolo.

Camminava il Re circondato dalle guardie del corpo, sotto la ferrea vigilanza delle Forze di Sicurezza che, con la rigidità che li caratterizza, ostacolavano a che qualcuno si avvicinasse al Re cercando di stringergli la mano. Le grida : Viva Spagna! si succedevano senza cessare ed ad essi ,il Re salutava con emozione trasparente dal suo viso, ma senza allontanarsi dall'itinerario previsto dal protocollo, benché certamente desideroso di avvicinarsi a quelli che l'acclamavano.

E' con me il nostro sveglio concittadino , di Padul al cento per cento, sentimento che si evidenzia quando vivi lontano dalla Patria, ricordando quelle parole di A Mio La Legione!, in un certo film spagnolo, che , con assoluta rapidità di riflessi ed una straordinaria acutezza , estrapolò la stessa, e, sicuro che fornirebbero il suo effetto, quando il Re passava vicino a lui, gridò con tutte le sue forze: Evviva Padul!

Le guardie del corpo rimasero stupite contemplando come, il Re, rompendo con il protocollo, si avvicinò al protagonista di questa storia e lo congratulò stringendogli la mano.

Forse, in quel momento, il Re ricordò la sua visita al nostro Paese, allora Principe di Spagna, e magari, anche, quelle memorabili briciole che un simpatico Governatore gli offrì.
Quel Governatore non era un altro che il sindaco di allora,,Don Juan VILLENA, ricordato come "JUANICO VILLENA", e chi come noi che fummo ammiratori ed anche per i detrattori, Egli fa già parte del patrimonio di Padul .

Il protagonista di questo aneddoto, del quale esiste documentazione, fu il nostro compaesano Antonio Cabello Santiago, Antonio Il Cáncana, residente ancora in Germania, al che, da qui, rendo ammirazione per la sua acutezza, ei sincera gratitudine, per quanto il suo gesto fece possibile che al pronunciamento del nome di Padul, niente meno che il Re della Spagna che certamente ama io suo paese, ma per il che, davanti a quel gesto di quel solo abitante di Padul si realizzasse quel gesto che riempì di orgoglio ed emozione tutti noi, specialmente quando conobbi quella persona che assistette personalmente all'evento.

PADUL è un paese orgoglioso della sua stirpe, ma anche un paese agguerrito e coraggioso, nel quale il sentimento patriottico è uno delle sue essenziali caratteristiche, così ce lo conferma la storia:

Era il 21 agosto dell'anno 1569 quando, incoraggiati per i suoi iniziali trionfi, durante la Ribellione delle Alpujarras, i marescialli della valle di Lecrín, in numero di 2000, si posero a Padul, data la sua posizione strategica importante, impegnandosi a combattere contro le scarse forze acquartierate tra la gente, sotto il comando dell'Anticipato Juan CHACON; a lui si unì Don Martín Pérez de Aróstegui che, seguito da tutti gli abitanti del paese, difenedendo eroicamente la Forza che oggi conosciamo come La Casa Grande, che costituì un aiuto per la fanteria e per la cavalleria e che obbligarono i nemici a ritirarsi dietro de Lo Sgorgare, lasciando al paese completamente a pezzi.

In quella battaglia si accreditò davanti alla Spagna intera i discendente di quelli che avevano sacrificato le loro vite per difendere la libertà e le sue case a SAGUNTO e in NUMANCIA, e, sprezzanti della morte per ottenere la sua indipendenza, erano in al guisa , anche, per confessare la Fede di Cristo ed l'amore per Patria.

In occasione della battaglia per soffocare la Ribellione delle Alpujarras, Don Juan d'Austria pernottò tra la gente, alloggiandosi nella Forza chiamata Sposa Grande, conoscitore dell'eroicità di Don Martín Pérez de Aróstegui gli concesse onori e premi e tra essi quello di incorporare al suo blasone le teste di Sette mori allusione alle tante ribellioni che aveva causato. Oggi si può vedere detto scudo nel frontespizio che incorona l'avanzata nobile della Castello Forza.

E, molto devoto come era di San Sebastiano lo nominò Patrono del nostro paese per la sua forza e slancio nei combattimenti e come premio alla sua collaborazione, affinché, lo proteggessero da ogni male .

La devozione del nostro paese per il suo sacro Patrono si è mantenuta viva e permanente, da allora, accreditando il desiderio di lottare per la Pace e la Libertà, come anelito costante, e così lo canta nel suo inno il cui musica e lettera compose l'altro illustre e benemerito figlio di questo paese:

DON DIEGO MARTÍN:

SIAMO SALDATI DI CRISTO
LOTTEREMO PER LA PACE
E TU SARAI IL NOSTRO CAPO
GLORIOSO SAN SEBASTIANO

È, anche, Padul paese di affinata fede specialmente ai tempi della persecuzione religiosa, ormai fortunatamente cessata, benché disgraziatamente si continui ad offendere alla nostra Religione nei suoi simboli, tanto più ingiuriosi in quanto provenienti dai mezzi di diffusione Pubblica e sociale.

Tali offese alla nostra Religione ed ai suoi simboli, ci dolgono nel profondo della nostra anima, si ripetono continuamente ed assiduamente, alla difesa di una civiltà e di una cultura piena di irrefrenabile libertà di espressione.

Così, recentemente, in un paese della mariana l'Andalusia si è arrivata a fare beffa, pubblica, del Sacro Sacrificio della Messa con dettagli che, preferisco omettere, per non ferire la vostra sensibilità.

Questi fatti, sono sicuro, sono inconcepibili nel nostro paese che li respinge e condanna con indignazione ma in contrapposizione offro la sincera religiosità, tipica del sentimento cristiano ed profondo rispetto verso i Sacri Simboli della nostra Religione; in una parola: si nomini il Paese di Dio, ed i suoi figli, fedeli devoti della Chiesa di Gesù Cristo.

Devozione, fervore e religiosità, sono patrimonio di questo nostro Paese che inizia l'anno onorando al suo Sacro Patrono San Sebastiano commemorando con filiale affetto l'affettuosa festività della Purificazione della Vergine che chiamiamo La Candelaria, seguendo con speciale fervore il gruppo della Sacra Famiglia per le nostre strade.

Che cosa dire del rispetto con che si venera e rende Culto al Sacro Sacramento il giorno del Corpus CHRISTI?
Non emoziona, in realtà, contemplare così come quelli dell'Adorazione Notturna che fondarono l'Illustre Eminente figlio di questo Paese Don Andrés Maldonado, quella Legione di uomini buoni, sapienti e probi della nostra religiosità, dopo una notte di offerte e preghiere a Gesù Sacramentato riuniti da tutto il Paese, , da dove si contemplano le sue valli e montagne per, in quella bella Festa chiamata di Le Spighe, ringraziare al Signore per la sua bontà per la fecondità dei suoi campi e raccolti e, soprattutto, per la Fede con che si è degnato donato alla sua gente?

Non ci avvilisce quel coraggio e salta di godimento il cuore quando, al tramonto tra aromi di fiori ed incenso, cantici di gloria moltitudine di piccoli coi suoi bianchi paramenti di Prima Comunione si contempla l' emozionante quadro dove si immagina adorare il Paese ed il suo Dio e Creatore?
Ma, di questi devozioni sottolineo quella che questo cristiano Paese sente per la sua Settimana Santa , la cui origine non mi è stato possibile determinare, sebbene, data la provata religiosità dei suoi abitanti, si presume inizialse alla fine del secolo XVI come Comunità di Famiglie.

Ma ricordiamo con enfasi l'indimenticato parroco Don Adrián López Iriarte, quando acquisì con il suo splendore il gruppo della Veronica vivente e le Tre Marie così anche i Soldati Romani, ed aggiunse nuove Immagini, tra le altre, quella del Signore Delle Tre Cadute, di grande espressione drammatica e piena di unzione religiosa, molto originale certamente, benché sia tra le poche immagini che descrivono la caduta del Signore con la Croce.

In questa festività torna a risplendere la luce del nostro Paese con le essenze del suo amore per Gesù Cristo, e mostra la sua gratitudine per la sua Redenzione, per l'emozionante Via CRUCIS che esprime attraverso le Immagini in processione, rappresentative di quei Misteri la cui contemplazione per le strade e piazze produce un'emozione ineffabile ed incontenibile. Chi di voi non si sente oppresso vedendo l'agonia che si riflette nell'aspetto di Gesù nel bel Gruppo del:

DISCORSO NELL'ORTO DE GLI OLIVI

La sua espressione ci parla della lotta che, in quei momenti, dovette liberare lo spirito di Gesù contro le afflizioni mortali della tristezza, la paura e l'abbattimento, fino agli estremi di sudare sangue, fenomeno questo scientificamente dimostrato per l'evoluzione straordinarie delle relazioni esistenti tra il sistema centrale ed il cutaneo, motivata da uno stimolo psichico di potenza, la quale potè essere la congiunzione di quelli tre sentimenti simultanei, tristezza profonda, terrore irrefrenabile ed abbattimento incommensurabile.

Ancora, oggi, si conservano nell'Orto di Getsemani otto annosi olivi che, secondo la tradizione, furono testimoni dell'agonia del Signore, come ugualmente si conserva e venera, nella Basilica alzata lì stesso, la Roccia dove, secondo quella stessa tradizione, Gesù si inginocchiò per pregare. Io ho avuto e goduto l'immensa fortuna di potere toccare e baciare entrambi.

Dopo l'arresto di Gesù è portato davanti ad Hanna e Caifa; Egli soffre per gli sberleffi degli sbirri, il disprezzo di Erode e, finalmente PONZIO PILATO ordina la:

FLAGELLAZIONE

Impressiona, in questo gruppo scultorio, il sinistro sguardo dei suoi boia, uno di essi o, di gambe brevi e figura goffa; l'altro frustando senza pietà il dorso di Gesù la cui dolce Immagine, legati i suoi polsi e attaccato alla colonna, - della quale si conservano come reliquia, vari pezzi in una Cappella del Sacro Sepolcro, - contrasta con quella dei suoi torturatori, ed inonda di pena e la nostra dolore anima come colpevoli di tanto ingiusto supplizio imposto a Gesù per i nostri peccati.

Gesù, caricatosi la Croce, esce verso il luogo chiamato Calvario, che si dice GOLGOTA in ebraico, così come ci narra il Vangelo, e dove si rappresenta l'immagine di:

NOSTRO PADRE GESÙ NAZARENO

Uscì Gesù caricato dal pesante fardello impostogli dai LITROSTOTI, nel patio interno della Forza Antonia, selciato con enormi pietre striate affinché i cavalli non scivolassero.

In questo patio fu frustato ed incoronato di spine, si burlarono di Lui e con una canna che dopo gli misero tra le sue mani simulando un scettro, giocavano chiamandolo Re. In questo stesso patio, tanto nelle pareti come nel suolo, possono osservarsi, incisioni che rappresentano giochi di dadi, col che i soldati romani si sorteggiarono i paramenti delSignore, così come ci narra il Vangelo.

L'angoscia e la stanchezza del camminare per le strade e pendii verso il Gólgota si riflettono nell'aspetto di questa preziosa ed impressionante Immagine di Nostro Padre Gesù Nazareno che, guardandoci, come guardò le Donne di Gerusalemme, sembra dirci: NON PIANGIETE PER MIO, PIANGETE PER VOI STESSI E PER I VOSTRI PECCATI.
Carica, sottomesso, con la sua Croce, in quello che è aiutato da Simone Cireeneo quando, sotto il peso della stessa croce, l'abbandonarono già le sue scarse forze. Felice, Simone di Cirene che potè godere del privilegio di aiutare Gesù elpesante carico.

Arrivati fino a qui, permettete una piccola nnotazione, prendendo come base questo fatto evangelico, e senza ma autorità da parte mia che quella di essere Fratello maggiore della Confraternita di Nostro Padre Gesù Nazareno, carico che devo all'affetto dei miei Fratelli confratelli ed al privilegio di ostentare il suo decanato per ragione di età, permettete, dico, di rivolgermi, in primo luogo, ai nostri Portatori, iniziatori di questa bella abitudine, ed in essi agli altri giovani portatori ed ugualmente a tanti e tanti giovani che desiderano realizzare tale commissione nella forma fisica che espletano, essi si affannano con impegno ed appassionata rivalità nell'onore di trasportare le sue Immagini.

Sono testimone dell'entusiasmo che sentono questi portatori per l'onore di esserlo; del suo ardente affanno per portare sul suo capo, l'Immagine di Gesù, sentendosi volontari cirenei, e dello sforzo fisico al che, gioiosa allegro si sottomette durante le prove della processione Io chiedo a loro che uell'entusiasmo, quell'onore e quello sforzo non rimangano solo nel giorno dell'Uscita, ma si proiettino durante tutte la vita, a guisa che, giorno per giorno, si sentano veramente fratelli; mantengano la Fede e le credenze ereditate dai maggiori, e con l'esempio, stiano dove stiano, proclamino con orgoglio la loro condizione di portatori di Cristo, in una parola, che per la sua onestà, rettitudine ed esemplare condotta bandiscano e dimostrino che sono PADULEÑOSO.K. ( cioè abitanti di Padul ).

Infine, voglio rivolgermi a tutti i Fratelli e Confratelli che rivaleggiano in nobile lite per il maggiore splendore dei rispettivi Patroni, - e pregarli che lo sforzo non rimanga limitato a quell'assolo fine; che tutti ci sforziamo, ogni giorno, in essere migliori e che la nostra condotta sia sempre esempio edificante per i nostri concittadini. Magari arrivi un giorno in cui tutte le nostre Fratellanze, formando un unico, assumano la responsabilità di cooperare in tutte quelle opere sociali, meritevoli di tanto aiuto. Detto questo, riannodo il mio anteriore commento girando alla nostra Via CRUCIS.

Verso il Calvario, Gesù cade, fino a tre volte, scena questa che ci rappresenta la patetica e bella Immagine di:

SIGNORE DELLE TRE CADUTE

Immagine che, come dissi anteriormente, fu finanziata dal caro e compianto D. Adrián; immagine, magari di scarso valore artistico, ma aureolata di una dolce e bella espressione e realmente originale.

CRISTO IN CROCE

È, senza dubbio, questa Immagine è quella di maggiore valore artistico di tutta la nostra arte di immagini sacre Immagine che ha al suo carico ed è patrocinata dalla Fratellanza Del Sacro Cristo Della Croce ai cui confratelli esprimo le mie congratulazioni per avere apportato tanto onore alla venerata, bella ed artistica Immagine, e che, logicamente, si sentiranno orgogliosi di esserne i custodi.

Sono sicuro, anche che saranno coscienti che a tutti noi Cristo è fondamento della nostra Fede; Rassicura del Cielo promesso ed è l'unico simbolo della Carità a che ci obbliga la nostra condizione di redenti e salvati per quello stesso Cristo Crocifisso.

LA VERGINE DELLE ANGOSCE

Preziosa Immagine quella di questa Vergine delle Angosce che rivela con sublime espressione tutto il dolore di una Madre per suo Amato Figlio morto. Ella, ai piedi della Croce, attesta il sacrificio di suo Figlio ed ascolta le due primi parole che da lì pronuncia Gesù, istituendola come nostra Madre: Donna, c'è lì a tuo figlio; c'è lì a tua Madre.

Niente è nel Vangelo che descriva il trasporto del Corpo di Gesù al Sepolcro.

La tradizione ci dice che, una volta separati i chiodi e la corona di spine, lavato il Corpo di Gesù e dopo averlo adagiato per qualche attimo tra le braccia di sua Madre, fu portato fino al giardino di Giuseppe d'Arimatea,, e posizionato in una pietra, vicino al Golgota, da dove, unto ed avvolto in sudario, fu portato ad un Sepolcro nuovo, scavato nella roccia, proprietà, di Giuseppe d'Arimatea.

Il bel gruppo del:

SANTO SEPOLCRO

Col Corpo di Gesù giacente, in impressionante e dolce posizione, ci ricorda questo fatto non descritto nei Vangeli ma che, senza dubbio si realizzò, presumibilmente, tale e come ce lo narra la tradizione.

La gagliarda e giovanile Immagine di:

SAN GIOVANNI

Il Discepolo amato di Gesù, da lui considerato come figlio di María, segue la non meno bella e delicata Immagine del:

VERGINE DEI DOLORI

Che riflette nel suo viso l'amarezza ed il dolore per le sofferenze e morte del Figlio Amato.

In questa sommaria esposizione della nostra Arte di immagini sacre, detta Via CRUCIS ho voluto fare in grato omaggio a tutte ed ognuna delle nostre Fratellanze, e così arriviamo al piede del:

SACRA CROCE DEL SANTO SUDARIO

Effettuato la deposizione del Corpo di Gesù, Giuseppe d'Arimatea ritornò nuovamente alla spianata del patibolo ed essendo, uomo compassionevole e giusto, per la seconda volta chiese al Centurione affinché facessero discendere i corpi dai due rapinatori che erano stati crocifissi unanimemente con Gesù, dato che si avvicinava la festa del sabato, giorno solenne per gli Ebrei.

Così, dunque, rimasero solo e vuoti le Tre Croci esposte al sole del pomeriggio, ma con in mezzo la Croce del Signore.

Chi non si sente grato, ad esser buon cristiano, contemplando quello santa e divina Croce?

Il nostro amato paese, non mi stancherò di ripeterlo, la cui fede e religiosità si sono i manifestate attraverso i secoli, ha dimostrato la sua gratitudine al Signore. il suo Dio in maniera costante e manifesta, perché un'altra dimostrazione ha significato il rosario di Incroci che, situate strategicamente e sempre con qualche evidente motivo, circondano il suo ambiente?

La Croce Della Torre di vedetta che, dal suo alto piedistallo, sembra abbracciarci tutti.

La Croce Della Sacra Missione, alzata a mezzo pendio, come testimonianza del suo ricordo per un paese che medita e fa penitenza.

La Croce Di Sant'Elena inchiodata al lato ovest, come vegliando le ceneri dei nostri defunti, attualmente coperta a metà da un antiestetico e brutto muro alzato, penso, per una scusabile ignoranza che per intenzionata malizia, ed al cui Croce, anticamente, accorrevano le ragazzine in ricerca del fidanzato.

Le Due Croci che si alzano davanti alla facciata di questa Santa Chiesa, una delle quali presenta protuberanze che chiamavamo burujones e che, secondo la tradizione pagana, rappresentano quelli che mangiano la carne il Venerdì Santo, o quell'altra, propria della superstizione di quelli tempi che la riferisce coi segni che lascia il vaiolo e forse si alzasse in supplica a Dio affinché cessasse un'epidemia di tale malattia che decimo la popolazione, causando molti morti; e l'altra Croce, come exvoto, quando cessò detta epidemia.

La Sacra Croce Dell'Eremo, eretta di fronte alla stessa e davanti alla quale preghiamo per i nostri defunti e raccomandiamo le sue anime a Dio. E, finalmente:

Il Calvario col cui nome sono conosciute, Le Tre Croci: che si trovano nel quartiere di Il Pergolato, sintesi di tanti incroci che bandiscono la religiosità di un paese. Ad esse guardiamo con gratitudine immensa e non dimentichiamo mai il significato.

E finisco, per non abusare ma della vostra gentile attenzione, ma prima permettetemi di chiarirvi che la circostanza di risiedere a Granada, benché vincolato alle tradizioni ed abitudini della mia terra nativa, - come dice il giornale Ideale, non mi ha allontanato da questo benedetto angolo che visito quale figlio grato alla sua benedetta madre, e quando percorro le sue strade, il ricordo della mia infanzia in esse compensa abbondantemente il sentimento della mia assenza che mi priva del piacere che godete quelli che, fortunatamente qui vivete.

Permettetemi, anche, che, unendomi alla moltitudine di paduleños sparsi per il mondo intero, senza l'opportuna trovata di quello sconosciuto il nostro compaesano, nella Porta del Sole di Madrid; e non la meno acuta e pungesse stratagemma di quell'altro, emigrante in Germania, ma condividendo con entrambi l'appassionato amore per questo nostro paese tanto caro: e, ovviamente, col ma con l'assoluto rispetto che mi merita il Sacro Posto in cui ci troviamo, con emozione incontenibile e sequestrato di orgoglio per l'onore di avere visto qui la luce prima, da lui ma profondo della mia anima, aggreghi a quelli due Evviva memorabili, un altro mio personale, e vi offra questa trilogia che sintetizza, tra altre, le tre, al mio giudizio, ma significative caratteristiche di questo nobile Paese:

EVVIVA PADUL, PAESE CORAGGIOSO E FEDELE!

EVVIVA PADUL, PAESE CRISTIANO!

EVVIVA PADUL, PAESE CATTOLICO!


 
© padulcofrade.com 2001-2002. Todos los derechos reservados