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Bando
pronunciato
da
Don
Antonio
Pérez
Morales
Chiesa
Parroccialle
di
Santa
Maria
Maggiore
Anno
1.987
Granada,
Alhambra,
Giovanni
della
Croce.
Padul,
Sierra
Nevicato,
Settimana
Santa.
Granada
è
qualcosa
che
trasuda
vita,
acqua,
luce,
colore,
sole.
Non
è
solamente
una
provincia
spagnola.
Granada
è
qualcosa,
un
tutto
universale,
per
la
sua
bellezza,
per
la
sua
storia,
per
la
sua
geografia,
per
i
suoi
paesi,
per
i
suoi
uomini
e
per
le
sue
donne.
Dire
cioè
Granada
arte,
incantesimo,
mistero,
poesia.
Arte
per
strade,
nelle
sue
case
di
rancida
ascendenza.
Arte
nelle
fonti
dei
suoi
giardini.
Incantesimo
orientale
nella
sua
Alhambra,
nell'acqua
che
corre
per
la
stessa
e
negli
alberi
che
la
coprono.
Mistero
nelle
sue
piccole
piazzole,
nelle
sue
strade
strette
dell'Albaicín,
nelle
sue
grotte
del
Sacromonte.
Arte,
mistero,
incantesimo
che
redigo
e
plasmo
nella
sua
poesia,
Giovanni
della
Croce,
quel
piccolo,
bruno,
minuto,
ma
gigante,
bianco,
celestiale
che
fu
ed
è
il
cigno
dell'amore.
Poeta
dei
poeti,
qualcuno
disse
di
quello
che
la
sua
poesia
è
tanto
elevata
che
né
i
propri
angeli
sono
capaci
di
raggiungerla,
ed
io
affermo
che
la
sua
poesia
raggiunge
cime
tanto
alte
come
la
Sierra
Nevada
che
lo
custodiva,
perché
qui
a
Granada,
visse,
là
nei
martiri,
Giovanni
della
Croce,
ispirandosi
al
mormorio
delle
acque
dell'Alhambra,
nel
cullare
degli
alberi
e
nel
cantare
degli
uccelli.
Quando
Giovanni
della
Croce
elevava
gli
occhi
si
trovava
questa
Sierra
Nevada,
bianca,
molto
bianca
e
dal
canto
dei
martiri
poteva
scorgere
il
vigore
della
sua
pianura,
della
sua
pianura,
del
suo
Fiume
Genil,
del
Darro
dorato
di
cercatori
di
oro
e
nella
lontananza
scorgeva
il
sospiro
del
moro
e
comprendeva
il
sospiro
storico
di
quel
moro
che
piango
per
l'
ultima
volta
quando
perdeva
di
vista
Granada,
perché
andare
via
da
Granada,
voleva
dire
piangere,
perché
Granada,
è
unica,
è
eccezionale.
Granada
non
è
Granada
solamente
capitale.
Granada
è
un
insieme
di
splendidi
grani.
I
suoi
paesi
tipici,
moreschi,
circondati
dalla
Sierra
Nevada.
Il
moro
nel
suo
esilio
continua
a
lasciare
tracce
di
mistero,
di
incantesimo,
di
bellezza
ed
il
moro
passa
per
questo
paese
e
contempla
il
suo
Sierra
Nevicato
là
nella
cosa
alta
dello
stesso,
perché
Sierra
Nevicato
si
affaccia,
si
dondola
sul
Padul,
rovesciando
sullo
stesso,
il
suo
sorriso
fresco
e
gelato.
Sorriso
fresco
che
nella
notte
della
Settimana
Santa
Paduleña,
accarezza,
gonfia
con
più
forza
i
gruppi
nella
sfilata
processionale.
Padul,
Sierra
Nevada,
Settimana
Santa.
Trilogia
che
non
in
vano
genera
qualcosa
di
molto
regio,
molto
caratteristico,
qualcosa
di
molto
speciale:
la
Settimana
Santa
di
Padul.
Padul
vibra
interamente
nella
Settimana
Santa.
Tutto
il
paese
respira
questo
ambiente.
Gli
anziani
ed
i
giovani.
Le
strade,
le
piazze,
il
cielo,
la
catena
montuosa,
il
sole,
l'aria,
l'acqua...
Respirano
il
dramma
della
Settimana
Santa.
È
una
Settimana
Santa
vivente,
con
cuore,
con
battiti
vitali
che
segnano
il
paese
di
Padul,
il
nostro
paese,
la
nostra
Settimana
Santa.
Un
paese
duro,
forte,
storico,
sentimentale,
un
paese
di
uomini
che
strappano
alla
terra
gli
alimenti
necessari,
con
sudore,
con
sforzo
fisico
e
sforzo
economico.
Orgoglio
della
sua
Settimana
Santa,
orgoglio
di
essere
di
Padul,
orgoglio
di
avere
le
radici
in
questa
valle,
in
questa
laguna.
Sentimenti
che
affiorano
nella
notte
del
Venerdì
Santo
di
questa
Settimana
Santa
coi
suoi
gruppi
in
processione
per
le
strade.
Erano
gli
anni
trenta,
quando
Gesù
di
Nazaret,
il
Nazareno
si
dondolava
in
una
barca,
per
il
lago
delle
terre
della
Palestina,
terra
rotta
e
di
sole,
di
olivi
e
di
mandorli,
di
chumberas
e
vigneti.
E'
nell'anno
1987
ed
il
Nazareno
sbatte
sulle
spalle
forti
e
vigorose
dei
portatori,
contemplando
la
laguna
di
Padul,
terra
di
sole,
di
olivi
e
mandorli,
di
chumberas
e
vigneti.
Palestina
e
Padul
terre
tanto
identiche.
Uomini
duri,
lavoratori,
bruni
e
sudati.
Donne
eroiche,
belle,
dolci,
tenere
e
delicate.
Non
possiamo
dimenticare
che
Andalusia,
Granada
e
quasi
certamente
Padul,
furono
insediamenti
importanti
degli
ebrei
fino
alla
loro
espulsione.
L'influenza
ebrea
in
Spagna
fu
trascendentale
e
molto
importante.
Un
Frate
Luís
di
Leone
ed
Teresa
del
Bambin
Gesù
soffrirono
personalmente
le
unghiate
terribili
dell'inquisizione.
L'influenza
della
cabala
ebrea,
la
cabalistica
nella
mistica
spagnola
fu
realmente
importante.
-
il
traduttore
dei
canti,
Frate
Luis
di
Leone
fu
allontanatodalla
sua
cattedra
di
Salamanca
e
Teresa
di
cepeda,
Teresa
di
Avila,
la
grande
santa
della
razza
era
nipote
di
un
procuratore
ebreo
di
Toledo,
di
Juan
il
Toledano
e
per
quel
motivo
soffrì
le
unghiate
dell'inquisizione.
Per
tutte
queste
opinioni,
somiglianze,
il
Nazareno
si
trova
qui
come
nella
sua
propria
terra
di
Palestina.
Palestinese
terra
di
speranza.
Padul,
terra
di
fede.
Speranza
nel
Nazareno
che
rivoluzionerebbe
la
sua
terra.
Fede
nel
Nazareno
che
percorrerà
le
sue
strade.
Per
quel
motivo
Padul
ed
il
Nazareno
camminano
insieme
e
cammineranno
sempre
abbracciati
con
la
stessa
croce,
con
la
stessa
fede
e
lo
stesso
entusiasmo.
Padul
fiorente
di
figli
dedicati
alle
scienze,
lettere,
leggi
e
nell'arte,
negli
aspetti
religiosi
ed
umani.
Padre
Maldonado,
superiore
generale
dei
carmelitani
scalzi
in
tempo
di
Isabella
II;
Julio
García
Villena
maestro
del
pennello,
mixer
di
luce
e
colori,
di
realismo
ed
immaginazione,
del
vetro
ed
il
rame,
del
libro
e
la
ceramica.
Banditore
universale
oggi,
del
carattere
retto
della
sua
terra,
perché
dire
cioè
Julio
García
Villena,
arte,
stile,
cioè,
Padul.
E
Luglio
doveva
plasmare
nella
tela
qualcosa
di
Padul,
un
Cristo
e
lì
avete
quella
testa
del
Cristo,
un
Cristo
meraviglioso,
sanguinante,
con
un
sguardo
penetrante,
che
sembra
avere
vita,
pure
essendo
morto,
perché
la
pittura
di
Luglio,
è
quella,
vita,
realtà,
arte
e
da
qui
oso
sollecitare
di
Luglio
che
ci
offra
un
cartello
di
vero
splendore
che
perpetui
sempre
la
nostra
Settimana
Santa
Paduleña.
Gesù
pregava
nell'Orto.
Poi
molto
lentamente
alzò
la
testa
fino
a
lasciare
i
suoi
occhi
fissi
nel
cielo.
Il
vento
aveva
incominciato
a
scompigliare
i
suoi
capelli
ed
alzando
le
braccia
esclamò
con
voce
spenta
e
supplicante,
Padre,
Padre.
Le
sue
mani
aperte,
tese
e
supplicanti
discesero
lentamente,
ma
il
suo
viso
delicatamente
illuminato
dalla
luna,
non
si
mosse.
Il
gigante
si
dondolava,
i
suoi
passi
erano
indecisi,
come
se
stesse
a
punto
d
crollare.
Niente
ma
arrivare
vicino
alla
lastra
di
pietra
di
pietra.
Gesù
pregava
nell'orto.
Gesù
alzò
il
viso
verso
le
stelle
e
gemendo
chiamò
di
nuovo
al
Padre.
Dal
collo
capelluto
alcune
grosse
gocce
sanguinanti
scivolarono
negli
angoli
degli
occhi
e
percorrendo
le
guance
sino
a
raggiungere
i
baffi
e
la
barba.
Alcuni
rivoli
di
sangue
sfioravano
la
bocca
trasformandosi
in
fili
di
sangue
che
cadevano
spettacolarmente
sui
fasci
muscolari
del
collo.
Gesù
inclinò
leggermente
la
testa
e
la
luna
sembrò
strappare
riflessi
dai
suoi
capelli.
Il
sangue
aveva
inondato
anche
i
capelli.
La
tunica
emetteva
una
luce
intensa,
mentre
il
mantwllo
esprimeva
una
tonalità
cupa,
quasi
nera.
Il
fogliame
verde
dell'oliveto
esplose
in
un
rosso
indescrivibile.
E
Gesù
continuava
a
pregare.
L'ordine
del
procuratore
in
questo
"il"
prigioniero
sarà
frustato.
I
vestiti
del
maestro
caddero.
Gesù
rimase
nudo,
nudo
totale.
Silenzio
in
attesa.
Gli
aguzini
percossero
con
frustate
le
spalle
di
Gesù.
La
violenza
fu
talmente
forte
che
le
ginocchia
dell'imputato
si
piegarono,
inchiodandosi
nel
lastricato
con
un
suono
secco.
I
colpi
delle
fruste
e
delle
parti
metalliche
di
esse
furono
gli
unici
suoni
che
si
udivano
durante
i
primi
minuti
della
flagellazione.
Gesù
completamente
curvo,
non
aveva
lasciato
scappare
neanche
un
solo
gemito.
La
luna
continuava
a
brillare
con
tutto
il
suo
splendore.
In
quel
momento
Gesù
che
seguiva
silenzioso,
socchiuse
come
potè
i
suoi
occhi
ed
all'improvviso
una
lacrima
scivolò.
Una
lacrima
divina
che
si
trattiene
in
mezzo
alle
sue
guance
come
testimone
silenziosa
del
dolore
di
un
Dio
uomo,
maltrattato
per
gli
uomini.
All'improvviso
uno
degli
aguzzini
afferrò
i
pochi
vestiti
di
Gesù,
li
mise
da
parte
e
lo
lasciò
completamente
nudo.
I
colpi
umiliavano
lentamente
il
corpo
del
maestro
e
finirono
per
piegare
le
sue
ginocchia.
Il
maestro
col
corpo
deformato
dagli
ematomi
e
ricoperto
da
sangue
non
appena
si
muoveva.
I
suoi
impercettibili
lamenti
si
erano
andati
spegnendo
e
risuonavano
già,
nel
patio,
lo
scricchiolio
delle
sferzate
che
laceravano
la
carne
e
lo
sbuffare
agitato
dei
boia.
Gesù
li
vide
arrivare
e
prima
che
i
legionari
gli
buttassero
il
corpo
in
avanti,i,
offrendo
le
sue
sconquassate
spalle
affinché
depositassero
il
patibolo,
la
croce,
sulle
sue
spalle.
Ed
ecco
Gesù
con
la
croce
sulle
spalle.
Il
notevole
peso
del
patibolo,
fece
che
il
corpo
del
Maesto
si
inclinasse
pericolosamente,
obbligando
a
flettere
le
gambe.
Gesù
cercava
di
alzare
la
testa,
ma
il
dolore
delle
spine
entrando
senza
pietà
nella
testa,
gli
umiliva
soltanto
il
viso,
rendendo
vano
ogn
sforzo.
Il
maestro
sembrò
rassegnato
e
curvo,
ansimante
e
con
la
croce
a
spalla,
cominciò
a
camminare.
Il
gigante
di
Nazaret
cammina,
ma
non
può
andare
avanti
e
cade
a
terra,sanguinando
ovunque.
Ridono
gli
uomini.
Sforzo
di
un
Dio.
Si
alza
e
si
abbraccia
forte
alla
croce,
perché
quella
croce
deve
essere
la
salvezzae
del
mondo
e
quella
croce
deve
portarla
il
Nazareno.
Non
si
separerenno
mai
la
croce
ed
il
Nazareno.
Il
maestro
trascina
i
piedi,
ma
la
croce
non
lo
lascia.
Quella
croce
lo
affonda
ancora
a
terra,
ma
non
importa,
si
alzerà,
tornerà
a
cadere,
per
la
terza
volta
e
per
la
terza
volta,
abbracciato
a
lei,
camminerà
lentamente,
molto
lentamente,
ma
camminerà.
Appena
può
aprire
gli
occhi,
si
aprono
le
ferite,
germoglia
il
sangue,
si
stanca,
si
affatica,
si
muore
camminando,
ma
il
Nazareno
non
abbandona
la
croce,
perché
quella
croce
infame
oggi,
sarà
domani
il
simbolo
del
cristianesimo.
Quella
croce
tanto
pesante
per
un
Dio,
sarà
un
giorno
la
croce
degli
uomini.
La
croce
gloriosa
di
una
nuova
alba
dell'umanità.
Il
Nazareno
lo
sa,
e
cammina.
Non
può
alzare
i
suoi
occhi,
ma
il
Nazareno
curvo
guarda
intorno
a
suo
e
quegli
occhi
enormi
di
Dio,
illuminano
le
tenebre,
l'oscurità,
la
tristezza
dell'uomo.
Il
Nazareno,
Gesù,
nella
notte
del
Venerdì
Santo,
lentamente
cammina
per
le
strade
di
Padul.
Ma
come?...
Il
Nazareno
svenuto,
sconquassato,
con
quell'enorme
tronco
a
spalla,
può
camminare?...
Se,
il
Nazareno,
Gesù
Nazareno
ha
nuovi
piedi,
nuovo
cuore.
Non
si
vedono,
è
certo,
ma
lì
stanno
quei
piedi
che
gli
portano
che
camminano
poco
a
poco.
Ora
leggero,
ma
leggero.
Ora
lento,
molto
lento.
-
lo
sguardo
di
Gesù
Nazareno
nonostante
la
sua
tremenda
tristezza
diventa
allegria
aperta.
I
suoi
occhi
sono
capaci
di
contemplare
il
meraviglioso
spettacolo
dil
Padul
che
ammutolisce
al
suo
gruppo
e
che
applaude
furiosamente.
I
cuori
si
fermano.
Solamente
si
percepisce
un
cuore
gigante,
un
pugno
di
cuori
stretti,
che
tutti
all'unisono
come
quello
tic-tac
di
un
orologio
che
percorre
le
strade
di
Padul.
Sono
cuori
forti,
giovanili;
spalle
vigorose
che
portano
il
Nazareno.
Non
solamente
il
Nazareno,
ma
la
sua
croce
,
sono
i
portatori.
I
confratelli
portatori
di
Nostro
Padre
Gesù
Nazareno
che
non
vogliono
che
il
loro
Cristo
porti
a
spalla
la
croce.
Vogliono
essere
i
piedi
ed
il
cuore
del
Nazareno.
Tacete,
tacete
per
favore
e
percepirete
i
loro
battiti,
il
loro
camminare
silenzioso,
ritmato,
ritmico
che
si
muovono
ad
ordini
ritmati
da
quella
voce
cadenzata,
imperativa
del
caposquadra.
Nella
bocca
del
Nazareno
sembra
scorgere
un
tenue
sorriso,
i
suoi
occhi
brillano
di
gratitudine
e
quei
piedi
e
quei
cuori
dei
portatori
che
non
vedono
il
loro
Cristo,
ma
che
lo
sentono
,
si
contagiano
dello
sguardo
e
sorrisi
divini
e
cullano,
cullano,
ballano
al
loro
Cristo.
Lo
coprono
con
il
loro
cuore
e
gli
alberi
al
passaggio,
si
inclinano
davanti
al
Nazareno
ed
il
paese
intero
vibra
col
Nazareno,
applaudendo
il
suo
camminare
lento
e
rapido,
il
suo
ballo
divino,
e
Cristo
sorride
perché
deve
sorridere,
Padul
applaude
perché
deve
applaudire
ed
i
portatori
sudano
perché
devono
sudare
ed
il
caposquadra
grida
perché
deve
gridare.
Ma
il
sorriso
del
Nazareno,
l'applauso
del
paese
ed
il
sudore
dei
facchini,
formano
già,
d'ora
in
poi,
una
trilogia
che
entusiasma
e
che
abbellisce,sono
e
saranno
l'essere
della
Settimana
Santa
di
Padul.
La
verità
è
che
se
quel
primo
Nazareno
vivente
caricato
a
spalla
dalla
croce,
potè
vedere
nella
sua
immensa
saggezza
divina,
i
cuori
giovani
e
robusti
di
questi
portatori,
caricando
sulle
spalle,
non
solamente
la
croce,
bensì
portando
in
volandas,
se
possibile
è
parlare
così
allo
stesso
Dio
uomo,
penso,
che
Cristo
dovette
dire
in
quella
prima
e
tragica
Settimana
Santa
dell'umanità
che
bene
meritava
la
pena,
per
contemplare
oggigiorno
questo
quadro
con
pennellate
di
gioventù,
prodezza,
forza,
consegna,
entusiasmo
ed
amore.
Amore
di
un
paese
intero,
di
un
paese
lavoratore,
di
un
paese
campagnolo,
che
si
dimentica
di
tutto
il
resto
e
vive
solo
ed
esclusivamente
per
preparare
la
sua
Settimana
Santa
con
venerazione,
con
orgoglio,
con
invidia
sana,
che
nasce
che
ogni
giorno
in
questa
Settimana
Santa
che
accolga
tanta
gente
per
le
strade
di
Padul,
per
contemplare
per
strade
e
nelle
sue
piazze
il
passo
dei
suoi
troni,
grandiosi
alcuni,
meritevoli
di
elogio
e
critici
costruttive,
perché
sono
realmente
gruppipassi
che
nulla
hanno
in
meno
di
quelli
delle
grandi
città
e
speriamo
che
con
l'aiuto
d
il
lavoro
di
tutti,
possiamo
avere
una
serie
di
gruppi
processionali
che
richiamano
l'attenzione
propria
benché
quello
che
desideriamo
è
che
nessuno
si
senta
estraneo
a
Padul,
ma
tutti
si
trovino
nella
propria
casa,
nel
proprio
paese,
perché
questo
paese
granadino,
porta
nelle
sue
vene,
nelle
sue
radici,
l'eroismo
dei
suoi
antenati,
l'aspetto
splendido
delle
sue
genti
che
si
affollano
nella
Settimana
Santa,
vicino
al
loro
Cristo
ed
alle
sue
vergini.
E
così
grazie
ad
un
pugno
di
Paduleños,
grazie
all'entusiasmo
di
alcuni
pochi
ed
all'aiuto
di
tutti
si
è
è
riuscito
a
condurre
per
le
strade
gruppi
artistici
di
intarsio
granatino
e
fine
barocco...
E
sul
fine
barocco
si
alza
il
crocifisso.
Il
cielo
si
spacca.
Il
Nazareno
muore
e
nasce
il
crocifisso.
Il
Nazareno
un
rivoluzionario
dei
suoi
tempi
.
-
il
crocifisso
un
rivoluzionario
di
tutti
i
tempi.
Guardatelo,
questo
sospeso
tra
terra
ed
il
cielo.
Silenzioso,
ammutolito,
morto,
ma
in
quella
morte
la
vittoria,
il
trionfo.
Il
crocifisso
oggi,
sarà
domani
il
risuscitato.
Silenzio
totale.
Il
crocifisso
cammina
silenziosamente.
La
parola
non
parla.
La
luce
abbaglia.
L'allegria
triste
ed
il
crocifisso
avanza,
avanza
maestoso
nell'oscurità
della
notte.
Ai
suoi
piedi
ha
la
terra
e
nella
testa
il
cielo
e
nel
cuore,
ha
l'intera
Padul
.
Se
l'iniziativa,
il
lavoro
è
stato
di
pochi,
i
gruppi
sono
di
tutti,
sono
del
paese
di
Padul.
...
Vicino
al
cristo,
si
trova
sempre
la
Vergine.
La
Settimana
Santa
andalusa,
in
qualunque
località
è
impregnata
dall'
emozione
della
Vergine
Addolorata,
della
Vergine
delle
Angosce.
L'
Addolorata
dolorosa
oltrepassata
dal
dolore
segue
da
vicino
il
Nazareno.
Cammina
al
calvario
e
lì
fortemente,
snella
come
una
palma,
ai
piedi
del
crocifisso
ecco
la
Vergine,
con
il
viso
acciaiato,
pallido,
silenzioso,
ma
è
lì..
Addolorata.
Vergine
dei
Dolori,
perché
porta
nella
sua
anima
e
nel
suo
essere
tutti
i
dolori
di
una
madre,
madre
di
un
figlio
innocente,
poderoso,
ed
impotente,
divino
ed
umano,
ed
ella
la
madre,
lo
contempla,
l'osserva,
lo
segue
e
tace.
Il
dolore
silenzioso,
silenzioso,
non
condiviso,
è
molto
ma
dolore
e
questo
è
il
dolore
della
Vergine.
Una
Vergine
tenera,
delicata
come
l'aroma
dei
fiori
e
forte
come
una
roccia,
snella
come
una
palma
che
passo
a
passo
segue
il
Nazareno,
illuminandolo
coi
suoi
occhi
e
dandogli
vita
con
la
sua
vita.
Gesù
cade
una,
due.
tre
volte
e
María
sospira
una,
due,
tre
volte,
e
segue
affranta
dal
dolore,
seguirà
fino
alla
cima
del
Calvario.
Ella
benché
tutti
spariscano,
starà
al
piede
della
croce,
perché
María
è
madre
del
crocifisso
ed
il
crocifisso
lì
questo,
cucito
al
tronco.
La
testa
regge
il
mondo,
i
piedi
e
le
mani
di
Dio,
il
cuore
del
Padre,
la
parola
eterna,
non
pensa,
non
cammina,
non
accarezza
i
piccoli,
non
ha
vita,
non
parla,
ma
ella
sua
madre,
accoglie
nelle
sue
braccia,
stretta
contro
il
suo
cuore
al
potere-impotente,
alla
bellezza
distrutta,
alla
vita-morte.
Se
alcuni
istanti
fa
il
suo
dolore
era
come
l'oceano,
ora
la
sua
angoscia
oscura
l'universo
quando
prende
nel
suo
grembo
il
corpo
inerte,
mutilato,
distrutto
di
suo
figlio.
-
Vergine
delle
Angosce,
se,
perché
non
solamente
hai
la
tua
angoscia,
bensì
l'angoscia
dell'umanità,
l'umanità
cieca
perché
non
ha
voluto
vedere
la
luce
e
non
solamente
non
ha
voluto
vedere
la
luce,
ma
ha
preteso
di
eliminare
la
luce
affinché
nessuno
la
vedesse,
ma
la
luce
era
Dio
e
Dio
deve
manifestarsi
in
mille
modi
,
e
nei
mille
modi
si
manifesta
nella
Settimana
Santa
di
Padul,
perché
vicino
all'aurora
celestiale,
camminano
piccole
stelle,
camminano
le
donne
Paduleñas,
snelle,
fragranti
come
l'aroma
dei
campi,
ritte
come
le
cime
delle
sue
montagne,
con
la
sua
carnagione
bruna,
i
suoi
occhi
grandi
e
belli
come
la
luna
che
con
i
suoi
raggi
dela
notte
e
le
anime
bianche
come
la
neve,
si
affollano
vicino
alla
Vergine,
danno
guardaspalle
del
Nazareno,
del
crocifisso.
Se
gli
uomini
forti
del
Padul
mettono
lo
sforzo,
il
coraggio:
le
donne
mettono
tenerezza,
delicatezza,
sorrisi
e
lacrime.
Mettono
luce
sull'oscurità
chiusa
e
così
con
ill
loro
incedere
garbato
trasportano
nelle
mani
bianche
una
luce
multicolore,
alcuni
lampioni
tipici,
tradizionali,
qualcosa
di
molto
peculiare
di
Padul
che
richiama
l'attenzione
di
tutti,
perché
sono
lampioni
che
si
custodiscono
nelle
cassapanche
familiari,
solo
ed
esclusivamente
per
la
Settimana
Santa,
perché
sono
lampioni
che
passano
da
madri
a
figlie,
come
passa
la
vita,
come
passa
l'entusiasmo,
come
passa
l'orgoglio
di
essere
donna
di
Padul.
Aurora
celestiale,
Vergine
dei
dolori,
Vergine
delle
angosce...
non
solamente
questo,
il
gruppo
di
stelle
con
le
sue
luci
chiare,
con
le
sue
luci
oscure,
il
suo
camminare
moresco,
il
suo
incantesimo
ebreo,
le
donne
di
Padul,
ti
accompagnano;
con
garofani
rossi
come
le
sue
sue
labbra,
con
rose
bianche
coem
i
suoi
visi,
con
palme
elastiche
come
le
sue
vite,
con
la
luce
dei
lampioni,
con
il
fuoco
nei
cuori.
La
vita
deve
trionfare
sulla
morte.
La
luce
sulle
tenebre.
L'allegria
sul
dolore.
Cristo
resuscitato
su
Cristo
morto.
Era
domani
e
poi
ancora
dopodomani,
Cristo
resuscitato,
corre,
vola
per
le
strade
di
Padul,
perché
ha
fretta,
ansie
di
illuminare,
di
impregnare
delle
nostre
allegria
strade,
perché
la
vita
è
quella.
Movimento,
chiasso.
Luce
e
bellezza
della
nostra
Settimana
Santa.
Luce
e
bellezza
di
un
paese
intero
che
offre
a
tutti,
ospitalità,
entusiasmo,
arte
e
religione.
Dio
e
l'uomo.
L'uomo
e
Dio
camminano
insieme
nella
Settimana
Santa
di
Padul.
Per
quel
motivo
e
finisco,
queste
riflessioni,
voglio
che
siano
una
piccola
offerta
a
questo
paese
meraviglioso
a
questo
mio
paese,
affinché
negli
anni
seguenti,
diversi
figli
di
Padul,
accettino
con
entusiasmoe
poter
cantare
le
meraviglie
dei
questa
terra
e
de
sua
Settimana
Santa.
Grazie.
Molte
grazie.
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